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How should we behave towards the stories of myth? / Come comportarsi con i racconti del mito? by Hilaria

November 18, 2012
Pythagoreans' Hymn to the Rising Sun, by Fedor Andreevich Bronnikov

“The power of sacrificium (in Latin it means “to make sacred”) lies within us.”

Ancient Hellenic Pagans didn’t acknowledge conflict between science and religion.*

Yet we are quite familiar with their old myths: Homer and Hesiod have left us an immortal poetic heritage, full of  woo and unlikelihoods, where the Gods are more hysterical and petty than a spoiled child. Why were the Greeks worshipping terrible Gods like these? They were supposed to be smart people! At first I could not understand but then (perhaps… I hope so!) I realized my mistake:

I WAS STILL THINKING AS A CHRISTIAN.

I had to forget the idea of a historically founded religion, when Random Guy in flesh and blood starts his own religion and declares the rules, and I also had to forget the idea of a holy book contaning the Word of God in saecula saeculorum amen, with gruesome punishments for heretics who choose other paths. These things did not exist in Greek Paganism. They came… later.

Religions evolve

Let’s be aware that every form of Paganism was not fixed forever and ever, nor did it have dogmas. It was, and still is, a spirituality on the go; it is a stratified reality that (let’s write it in capital letters) CHANGES through times. The mythology of Minoan Crete was not and couldn’t be exactly the same as that of Aristophanes’s Athens… nor was the Rome ruled by Ancus Marcius religiously identical to emperor Claudius’s Rome.

It is no good to crystallize a religion.  Religion, like every other human product, is meant to evolve because we, as humans, are biologically prone to evolution.

The crystallization of cults and myths is a sick lesson we learned from monotheisms: it’s a consequence coming from the prefix “mono”… one time, once and for all, mythology has been strictly set and you must be satisfied with that. Period.

Science and myth, then and now

In Greece, science was never a threat to repress. I’m thinking about Pythagoras’ followers who were devoted mystics and excellent mathematicians at the same time; I must recall the amazing history of Platonic schools which lasted (and changed during the centuries) for more than a millennium: these philosophers, aided by their myths, wanted to grab the ultimate truth of the world of Ideas. Can you see the difference? Religiousness and mythology weren’t a hindrance to science and knowledge; they were, instead, a support.

Nowadays, what’s left for us? What can we still learn from these myths that seem so faded and quite anachronistic?

As opposed to our ancestors, we hold in our hands the most revolutionary weapon of the 20th century: psychoanalysis (that’s why I heartily recommend Jung’s books). Beyond the Olympic Gods, beyond the Chthonic Gods, I began to recognize the wide scenario of human temperaments. We are Gods, after all. We share with them faults and values.

The challenge

In my humble opinion, this is the challenge which must be faced by whomever wants to recover a pagan “feeling” in modern times, especially by whomever wants to approach cultures that survive only in crumbled ruins, in museums and in academic essays.  We must re-discover the worthiness of myths inside ourselves and realize that the power of sacrificium (in Latin it means “to make sacred”) lies within us.

The most precious lesson the wise Hellenes (and wise Romans too…  I’m Italian and ancient Rome played an  equally important role in my Pagan “weaning”!) have given me is:

Never forget your being HERE and your being NOW.

Maybe this life is my only lock and load, so I’d better get the best I can from it.

The ancient Pietas (greek Ευσέβεια; i.e Piety) must accompany me on this journey, together with Mythos… it was a simple value that fostered respect and love toward family and homeland, toward the Earth, toward The Gods and toward yourself. Pietas was sheer action, not a mere listing of good deeds written on a piece of paper and always procrastinated. Ancient myths are so damn contemporary…

In the end, I leave the conclusion to a friend of mine, Marcus Aurelius, who with one of his bright maxims summarizes my blathering about myths and mythologies:

Look within. Within is the fountain of the good, and it will ever bubble up, if thou wilt ever dig. (Meditations, VII, 59).

* Forgive me if I always refer to Greece; after all, it’s the culture I know best spiritually.
___________________________________

Italian Version – VERSIONE ITALIANA

Come comportarsi con i racconti del mito?

Gli antichi pagani ellenici non conoscevano il conflitto tra scienza e religione*. Eppure i loro miti li conosciamo tutti: Omero ed Esiodo ci hanno lasciato un’eredità poetica e immortale, strapiena d’inverosimiglianze, dove le divinità sono più isteriche e petulanti di un bambino viziato. Perché i Greci adoravano degli Dei così terribili? Credevo fossero un popolo intelligente! Anch’io all’inizio non riuscivo a capire, poi (forse… me lo auguro almeno!) ho capito il mio errore: NON DOVEVO PENSARE DA CRISTIANA. Dovevo lasciare da parte l’idea di una religiosità storicamente fondata, in cui Tizio in carne ed ossa dà origine alla sua religione e detta le sue regole, e dovevo dimenticarmi persino dell’idea di un libro sacro che contiene la parola di Dio scolpita nei saecula saeculorum amen, con annesse orrifiche punizioni per gli eretici che scelgono altre strade. Non esisteva nulla di tutto questo nel paganesimo greco. Tutto questo giunse… più tardi.

I paganesimi non sono religioni fissate per sempre e non possiedono dogmi. Sono spiritualità continuamente in divenire che si stratificano nel tempo e soprattutto (scriviamolo a caratteri cubitali) CAMBIANO nel tempo. La mitologia della Creta minoica non era, non poteva essere uguale spiccicata a quella dell’Atene di Aristofane… come la Roma governata da Anco Marzio non era rimasta religiosamente identica alla Roma di Claudio.

Cristallizzare una religione non è mai positivo. Lei, come qualsiasi prodotto umano, è destinata a evolversi perché noi umani siamo biologicamente portati all’evoluzione.

La cristallizzazione del culto e del mito è una lezione malamente insegnataci dai monoteismi: è una conseguenza del prefisso “mono”… una sola volta, una volta per tutte, la mitologia è stata rigidamente fissata e tu devi accontentarti. Punto.

In Grecia la scienza non fu mai una minaccia da combattere. Penso ai seguaci di Pitagora, devoti mistici ed eccellenti matematici al tempo stesso; non posso fare a meno di rievocare la strabiliante storia delle scuole Platoniche che durarono (e cambiarono nel corso dei secoli) per più di mille anni: questi filosofi, coadiuvati dai loro miti, tentarono di afferrare l’ultima verità delle Idee. Vedete la differenza? Religiosità e mito non erano un ostacolo al sapere, al contrario, erano un supporto.

Che cosa ne rimane a noi? Che cosa possiamo ancora apprendere da questi miti sbiaditi e forse ormai anacronistici? Rispetto ai nostri antenati, abbiamo tra le mani l’arma più rivoluzionaria del ’900: la psicanalisi, ecco perché vi consiglio caldamente di leggere i lavori di C. G. Jung.

Oltre gli Dèi Olimpici, oltre gli Dèi Ctonii, ho imparato a scorgere tutta la vasta panoramica del temperamento umana. Dopotutto, noi siamo Dèi. Condividiamo con loro pregi e difetti.

Secondo la mia modesta opinione, è questa la sfida che affronta chi si accosta di nuovo a un sentire pagano e fa propri i miti di culture che ormai sopravvivono soltanto nelle rovine sgretolate, nei musei e nei saggi accademici. Bisogna riscoprire la valenza del mito dentro se stessi e rendersi conto che il potere del sacrificium (in latino significa proprio “rendere sacro”) è insito in noi.

La lezione più preziosa che i saggi Elleni (via, anche i saggi Romani… sono italiana e l’antica Roma è stata parte integrante del mio “svezzamento” pagano!) mi hanno trasmesso è stata quella di non dimenticarmi mai del mio essere QUI e ORA. Probabilmente questa vita è l’unico colpo in canna che possiedo, per cui devo cercare di trarne il meglio che posso. L’antica Pietas (in greco Ευσέβεια, ossia la Pietà) deve ancora accompagnarmi lungo questo viaggio, insieme al Mythos… era un valore semplice che promuoveva il rispetto e l’amore verso la famiglia e la patria, verso la Terra, verso gli Dèi e verso se stessi. La pietas era azione pura e semplice, non una lista di buoni propositi destinati a rimanere su carta e sempre procrastinati. I miti antichi sanno essere maledettamente attuali…

Infine, lascio la conclusione al mio amico Marco Aurelio, che con una delle sue taglienti massime riassume tutto il mio blaterare su miti e mitologie: Scava dentro. Dentro è la fonte del bene, che sempre ha il potere di sgorgare, a condizione che tu sempre scavi. (da Pensieri, VII, 59)

*Scusatemi se faccio riferimento alla Grecia; dopotutto è la cultura che conosco meglio spiritualmente.

The author

Hilaria

My name is Hilaria. I’m 28, I live in Tuscany and I’m about to get a degree in Modern Philology (my focus is Renaissance Studies) at the University of Florence. I consider myself a seeker and a hopeless “bookworm.” I simply love learning, because there’s no other way to embrace and understand the unknown and make it finally familiar. My highest goal is to become a college professor.

My academic and mundane passions are literature and history. I always felt a strong emotional bond with ancient Greece and ancient Rome, without forgetting that I live in the 21st century…

On the spiritual side, I left Christianity in my teens. I wanted more than believing. I wanted knowledge. I started studying the religions of the world and it was an epiphany. The most powerful word I encountered, the one that gave me goosebumps was “paganism”; on that dusty old path my life changed for good.

7 Comments
  1. November 18, 2012 8:34 am

    Best thing I’ve read in a while. Thank you.

  2. November 18, 2012 9:31 pm

    Speaking as a “woo Pagan”, I totally agree. Whatever the gods are, they are not static and unchanging. We change, our gods change, and our myths must change.

  3. November 19, 2012 4:06 pm

    Reblogged this on The Darkness in the Light and commented:
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